19.06.2009 - Giornate dedicate ad AUNG SAN SUU KYI

Sotto l'Alto Patronato del Forum per la Pace nel Mediterraneo Giornate dedicate ad Aung San Suu Kyi Lecce, Libreria Liberrima - 19 giugno 2009

 

ATTO SIMBOLICO
Un drappo bianco per la libertà di Aung San Suu Kyi
Dal cuore di Lecce, "Città-Chiesa", uno dei luoghi più sacri della Terra di Puglia, così com'è stato dall'Abbazia di Santa Maria di Kàlena, nel Gargano, si leva l'appello per la liberazione della Signora Aung San Suu Kyi.

Nella foto, da sinistra, il giornalista e fotografo Kash Gabriele Torsello, il rappresentante di Emergency, Franck Quaranta, il presidente dell'Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo, Carla De Nunzio, con altri partecipanti espongono il drappo bianco.

Aung San Suu Kyi. Voce di pace dal Salento
Due giornate dedicate ad Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace 1991, un'occasione per far sentire la voce di pace del Salento e non far cadere in una rassegnata indifferenza una grande causa contro l'oppressione. Gli eventi sono stati organizzati sotto l'Alto Patronato del Forum per la Pace nel Mediterraneo, da Provincia di Lecce, Fondazione l'I.C.O., Università del Salento, Istituto di Culture Mediterranee, Amnesty International, Emergency, Osservatorio Torre di Belloluogo e Associazione Italia-Tailandia.
Il 19 giugno 2009  ospitata presso la libreria Liberrima a Lecce, si è tenuta una serata dedicata ad Aung San Suu Kyi in coincidenza con il suo 64° compleanno. Alle 20 si è data lettura di un comunicato congiunto redatto da parte di tutti gli enti e le associazioni coinvolte nel progetto, per la richiesta del rilascio immediato e senza condizioni di Aung San Suu Kyi. Amnesty International in quella occasione si impegna a raccogliere firme per chiedere la liberazione della prigioniera congiuntamente alle altre associazioni. La serata rappresenta di una occasione offerta a tutti i salentini per unirsi al corale appello umanitario internazionale e per riflettere sui temi della pace. Giovedì 25 giugno, alle ore 21, nell'atrio di Palazzo dei Celestini, prima del concerto "Lisztomania" della Fondazione I.C.O. in collaborazione con il Miami International Piano Festival, Giulio Cesare Giordano, segretario generale del Forum per la Pace nel Mediterraneo, ha dato nuovamente lettura del comunicato congiunto. Amnesty International ha continuato la raccolta di firme per chiedere la liberazione di Aung San Suu Kyi. Nel corso delle due serate sono intervenuti rappresentanti istituzionali della Provincia di Lecce, il segretario generale del Forum per la Pace nel Mediterraneo Giulio Cesare Giordano, il direttore dell'Istituto di Culture Mediterranee Luigi De Luca, per l'Università del Salento Raffaele De Giorgi, Mario Signore, Attilio Pisanò, Maria Renata Dolce, per Amnesty International Anna Conte e Federica Ferri, per Emergency Franck Quaranta, la presidente dell'Associazione Italia-Tailandia Giulia Rapporn, la presidente dell'Osservatorio Torre di Belloluogo Carla De Nunzio e Kash Torsello. Aung San Suu Kyi, leader dell'opposizione democratica al regime dei generali birmani, dopo aver vinto le elezioni politiche del 1989 è stata posta per tredici anni agli arresti domiciliari ed è attualmente sotto processo per aver accolto nella sua abitazione un giornalista americano che, il 6 maggio scorso, a sua insaputa, ha attraversato a nuoto un lago per raggiungere la sua dimora. Con questo pretesto, Aung San Suu Kyi è stata incarcerata dalla giunta militare che governa il Myanmar (ex-Birmania), un atto che ha suscitato l'indignazione di tutta la comunità e le istituzioni mondiali e la richiesta globale di immediata e incondizionata liberazione.

COMUNICATO CONGIUNTO LETTO DAL VICE SEGRETARIO GENERALE DEL FORUM

Non possiamo rimanere insensibili alla sorte di Aung San Suu Kyi, Nobel per la Pace, la quale venerdì scorso ha compiuto il suo 64° compleanno in carcere, ingiustamente privata della libertà dalla giunta militare del Myanmar.

Aung San Suu Kyi, leader del partito di opposizione "Lega nazionale per la democrazia" e grande vincitrice delle elezioni politiche del 1990, è stata privata della libertà per 13 degli ultimi 19 anni, buona parte dei quali trascorsi agli arresti domiciliari. La scadenza degli arresti domiciliari era stata fissata al 27 maggio.

Invece, Aung San Suu Kyi e due sue collaboratrici sono state arrestate e messe sotto processo in relazione a un episodio verificatosi nel mese scorso, quando un cittadino statunitense ha attraversato a nuoto il lago per raggiungere l'abitazione della Nobel per la pace a sua insaputa.

La sua detenzione avviene in  flagrante violazione dei principi sanciti dall'Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e per questo riteniamo che essa debba essere condannata con forza da ogni Istituzione, Organizzazione e persona umana che abbia a cuore la libertà di ogni individuo di poter liberamente disporre della libertà di opinione e di espressione.

Amnesty International ha chiesto, già dal mese scorso, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (in particolare a Cina e Giappone) e ai paesi dell'Asean di attivarsi con urgenza per garantire il rilascio di Aung San Suu Kyi dalla prigione di Insein:
"Il governo di Myanmar deve liberare Aung San Suu Kyi una volta per tutte, senza condizioni e senza ripristino degli arresti domiciliari”. Se la comunità internazionale non assumerà una posizione chiara e univoca, ha aggiunto Amnesty, il governo di Myanmar continuerà ad agire con un profondo disprezzo per i diritti umani; ora più che mai il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i paesi membri dell'Asean devono dire ai generali birmani che non potranno più agire impunemente.

Voglio pertanto aggiungere la mia voce e quella dell'Organizzazione che ho l'onore di rappresentare,  il Forum per la Pace nel Mediterraneo ,Organismo internazionale creato sotto gli auspici dell'Unesco, a quella della Provincia di Lecce, Fondazione I.C.O., Università del Salento, Istituto di Culture Mediterranee, Amnesty International, Emergency, Osservatorio Torre di Belloluogo, Associazione Italia-Thailandia e dei Salentini tutti al corale appello umanitario internazionale per la liberta di Aun San Suu Kyi: un’occasione per far sentire anche la voce di pace del Salento.

Aderendo all’invito di Aung San Suu Kyi “Please, use your liberty to promote ours”, che molto opportunamente gli organizzatori hanno riprodotto nella locandina di queste giornate, usiamo la nostra libertà per promuovere la Sua e quella del Suo popolo!