Programma del Forum Mediterraneo

MERCOLEDI’ 26 NOVEMBRE
11:00 – 12:00 Conferenza stampa propedeutica al Forum c/o Museo Provinciale “S. Castromediano” (Lecce)
Pomeriggio: Arrivo dei partecipanti e accreditamenti in ognuno degli Alberghi prescelti.

16.00 Visita al Castello di Acaya da parte del Consiglio Direttivo del Forum
20:00 – 21:00 Concerto della Soprano Roula Safar presso il Circolo Cittadino
21:00 – 22:30 Cena buffet al Circolo Cittadino per i soli partecipanti al Forum

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Il ruolo dei media nel processo di costruzione della pace nel Mediterraneo

Il 1° Forum per la Pace nel Mediterraneo, è stata l’occasione per un interessante e appassionato dibattito fra i rappresentanti della stampa internazionale, “Il ruolo dei media nel processo di costruzione della pace nel Mediterraneo”, svoltosi nello splendido Castello di Acaya (Le), sede  europea del Mediterranean Peace Forum.
Al termine dei lavori gli intervenuti, provenienti da numerosi paesi mediterranei, hanno sottolineato con forza che incontri come questo si possano ripetere con frequenza. Dal dibattito è emersa la responsabilità sempre più crescente dei giornalisti, che operano in aree difficili e caratterizzate da conflitti armati, per la crescita della sensibilità comune sui temi complessi della Pace. Si è rilevato come sia anche necessario il confronto fra gli stessi giornalisti che operano in realtà politiche, culturali e religiose diverse.
Per essere  costruttori  di pace è necessario “intraprendere un cammino nel senso di un maggior e più equilibrato contributo alla verità”, ha detto Angelo Sferrazza, vice Presidente UCSI (Unione Cattolica della Stampa Italiana) che ha moderato i lavori, sottolineando i pericoli anche fisici cui gli operatori dell’informazione sono esposti e i condizionamenti che spesso subiscono. Il pensiero è inevitabilmente andato ai tanti colleghi morti in servizio nei teatri di guerra (86 solo nel 2007).
Stefano Polli, caporedattore centrale dell’agenzia Ansa, si dice convinto che un buon giornalista è colui che riporta i fatti con verità e aderenza alla realtà, rifiutando ogni genere di militanza, ponendosi come un testimone vero, reale e obiettivo. Compito dell’inviato è riportare le cifre con esattezza, citare sempre le fonti quando possibile e
raccontare gli avvenimenti con completezza e senza strumentalizzazioni. “Non spetta a noi sostituirsi ai politici”, ha concluso Polli, “ma il contributo alla costruzione della pace si può a dare essendo testimoni onesti degli avvenimenti”.
Per il Presidente del Centro Nazionale della stampa cattolica francese, Jean Claude Petit, un giornalista non deve ambire alla neutralità: “Il nostro compito  - ha detto - è raccontare delle storie e nel farlo dobbiamo essere imparziali ,anche perché credo che sia impossibile. La pace non è una materia esclusiva della politica e noi in qualità di mediatori fra ciò che succede e i nostri lettori, dobbiamo offrire loro una lettura della giustizia”.
Tanti gli interventi che hanno sottolineato la necessità di tornare a fare un’informazione di qualità, onesta e verificabile, specialmente in una fase di grandi trasformazioni tecnologiche come quella che il mondo sta attraversando, in cui internet ha “declassato”  l’informazione da bene culturale a pura merce.
Al centro del dibattito anche il Medio Oriente e il ruolo svolto dai media nel riportare le notizie sui conflitti che lo insanguinano.
Seyda Canepa, corrispondente in Italia della televisione turca NTV, ha sottolineato alcune differenze che esistono fra i giornalisti occidentali e quelli mediorientali.
“I giornalisti occidentali – ha detto – pensano talvolta che i colleghi mediorientali sono condizionati dai regimi totalitari dei propri paesi, quindi subiscono l’influenza dei poteri governativi per riportare i fatti. I colleghi mediorientali viceversa, a volte, accusano i colleghi occidentali di trattare gli argomenti mediorientali con superficialità e pressapochismo. Credo ci sia della verità in entrambi i casi, ma ci sono anche molti pregiudizi duri da abbattere”.
Ma la strada che i media devono percorrere in direzione della verità e quindi della pace è impervia per varie ragioni. Secondo Jamal Moh’d Jadallah, corrispondente in Italia dell’agenzia di stampa palestinese Wafa, sarebbe un risultato importante liberarsi dei propri pregiudizi, che non aiutano a trovare un senso in ciò che viene raccontato.